Impianti di depurazione

Acque reflue industriali (scarichi industriali) quali sono e come riciclarle ?

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Acque reflue industriali (scarichi industriali) quali sono?

Le acque reflue industriali sono considerate quelle acque che, in seguito all’azione antropica dopo l’utilizzo in attività agricole ed industriali, risultano contaminate e quindi non più utilizzabili direttamente, in quanto pericolose per la salute pubblica e per l’ambiente circostante in generale.

Proprio per questo motivo non possono essere reimmesse nell’ambiente, che non sarebbe in grado di smaltire efficacemente le sostanze inquinanti presenti. In pratica si andrebbe a compromettere seriamente il normale equilibrio dell’ecosistema circostante.

Nelle acque reflue industriali è possibile trovare le seguenti sostanze inquinanti:

  • sostanze galleggianti come oli, grassi, schiume e tutti i composti insolubili più leggeri nell’acqua;
  • sostanze sospese, cioè quelle insolubili che presentano una densità uguale o superiore a quelle dell’acqua, mantenute in sospensione dalla turbolenza. Possono essere sedimentabili e non sedimentabili;
  • sostanze colloidali, composte da particelle di dimensioni tali che non possono essere separate dall’acqua con alcun trattamento;
  • sostanze disciolte, disperse allo stato ionico o molecolare nell’acqua.

Tutte queste sostanze a loro volta possono essere suddivise in solidi non volatili o solidi volatili.

La differenza tra acque reflue domestiche e industriali

Possiamo individuare 4 tipologie di acque reflue: domestiche, industriali, urbane e industriali assimilabili a quelle domestiche. La nostra attenzione si concentra in particolare sulle differenze principali tra le acque reflue domestiche e sulle acque reflue industriali.

Le acque reflue domestiche sono prodotte nell’ambito di insediamenti residenziali, da attività di tipo domestico e dal metabolismo umano.,

Le acque reflue industriali sono invece tutte quelle provenienti da edifici ed impianti dove si svolgono attività commerciali o produzione di beni, che quindi si differenziano dalle acque domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento. In pratica rientrano tra le acque reflue industriali tutte quelle derivanti da ambienti commerciali o industriali.

La principale differenza tra acque reflue domestiche e acque reflue industriali risiede nella loro origine e provenienza: le prime sono di natura domestica, mentre le seconde sono scaricate da edifici o impianti dove si svolgono attività commerciali o produzione di beni.

Bisogna però sottolineare che sono considerate acque reflue domestiche tutte le acque reflue che hanno caratteristiche simili e indicate dalla normativa regionale. Tra le acque reflue potrebbero, teoricamente, rientrare anche quelle industriali se previsto dalla disciplina regionale.

Questo significa che le acque reflue industriali non vengono identificate tanto secondo criteri qualitativi, quanto piuttosto dalla provenienza. Le regioni infatti hanno la facoltà di indicare le caratteristiche qualitative ritenute assimilabili alle acque domestiche.

Un maggiore chiarimento sulla questione arriva dalla Cass. III Pen. n. 35870 del 3 settembre 2004, la quale ha stabilito che la differenza tra le acque reflue domestiche e le acque reflue industriali non è determinata dal livello o dalla natura dell’inquinamento, ma dalla natura delle attività dalle quali provengono.

Ad esempio secondo la Cass. III Pen. n. 978 del 20 gennaio 2004, ric. M., i reflui industriali provenienti da un’attività di carrozzeria devono essere considerati acque reflue industriali e non assimilabili alle acque reflue domestiche, perché non ricollegabili al metabolismo umano né provenienti da attività domestiche.

Tra le acque reflue industriali rientrano anche quelle derivanti da attività industriali, che danno luogo ad un unico scarico e nelle quali sono comprese anche eventuali reflui domestici.

Questi dati sono utili per classificare le varie tipologie di acque e adottare approcci diversi per quanto riguarda la realizzazione delle reti fognarie in uno stabilimento e l’adozione dei sistemi di trattamento delle acque reflue industriali più idonei e indicati secondo le proprie necessità.

Le acque di raffreddamento, pur non essendo state inserite nel decreto, sono considerate acque di processo e in quanto tali vengono indicate come acque reflue industriali. Infine le acque reflue urbane sono considerate acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue di tipo industriale, quindi meteoriche di dilavamento e successivamente convogliate nelle  reti fognarie  e derivanti da agglomerato.

 

Acque reflue industriali:  La normativa

Secondo l’art. 74, lettera h, D. Lgs. 152/06, si intendono acque reflue industriali tutte le acque scaricate da edifici o installazioni dove si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, che si differenziano dalle acque reflue domestiche e dalle acque reflue meteoriche di dilavamento.

La normativa relativa al trattamento delle acque industriali prevede che la domanda di autorizzazione agli scarichi debba essere completata da:

  • l’indicazione relativa alla quantità ed alla qualità dello scarico e del volume annuo di acqua da scaricare;
  • la tipologia del ricettore;
  • l’individuazione del punto previsto per eseguire i prelievi di controllo;
  • la descrizione del sistema complessivo degli scarichi industriali, comprese le operazioni ad essi connesse;
  • l’eventuale sistema di misurazione del flusso degli scarichi, se richiesto;
  • le indicazioni delle apparecchiature usate durante il processo di produzione e nei sistemi di scarico , nonché dei sistemi di depurazione usati per garantire il rispetto dei valori limite di emissione.

In casi specifici previsti dalla normativa inoltre è necessario indicare:

  • la capacità di produzione del singolo stabilimento industriale che determina la produzione, la trasformazione o l’utilizzo di specifiche sostanze, o la presenza di queste sostanze nello scarico. La capacità di produzione va indicata facendo riferimento alla capacità massima oraria moltiplicata per il numero massimo di ore lavorative giornaliere e per il numero massimo di giorni lavorativi;
  • il fabbisogno orario di acque per ogni processo produttivo.

Acque reflue industriali: L’autorizzazione allo scarico

Con lo scarico si fa riferimento all’immissione di acque reflue effettuata con un sistema stabile di collettamento che collega il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore, come acque superficiali, suolo, sottosuolo e rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante. Naturalmente bisogna utilizzare il depuratore d’acqua industriale più idoneo alle proprie necessità.

Tutti gli scarichi, sia per il trattamento dell’acqua industriale che di quella domestica, devono essere autorizzati dall’autorità competente e rispettare i valori limite indicati in tabelle differenziate.

Tutti gli scarichi nel sottosuolo, da qualsiasi attività civile o industriale, sono vietati. Generalmente sono vietati anche gli scarichi sul suolo o su strati superficiali del sottosuolo, ad eccezione di quelli domestici e di quelli derivanti da attività industriali ed urbane, laddove risulti tecnicamente impossibile o troppo oneroso da un punto di vista economico scaricare in acque superficiali.

In ogni caso sono permessi gli scarichi sul suolo o su strati superficiali del sottosuolo degli scaricatori di piena, delle acque provenienti dalla lavorazione di rocce native, delle acque meteoriche tramite fognatura separata e delle acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici.

Per quanto riguarda l’autorizzazione del trattamento delle acque reflue industriali, bisogna rivolgersi presso il proprio comune di riferimento, utilizzando la modulistica prevista. Sono necessarie due marche da bollo da 16 euro: una da applicare alla domanda ed una da applicare all’autorizzazione che verrà successivamente rilasciata.

La domanda di autorizzazione per lo scarico industriale per un nuovo insediamento, deve essere presentata contestualmente alla presentazione della pratica edilizia. La domanda di autorizzazione allo scarico, per un nuovo scarico e/o per modifiche al sistema dell’impianto di trattamento delle acque reflue industriali, deve essere presentata 90 giorni prima della realizzazione dei lavori. I tempi di risposta sono di 90 giorni.

É opportuno sapere però che il processo di depurazione delle acque reflue industriali è regolamentato autonomamente da ogni singola regione e dalle sue linee guida di ARPA. Spetta poi alle Province rilasciare le autorizzazioni allo scarico nei corsi d’acqua superficiali, nei suoli o negli strati superficiali del sottosuolo e in falda.

Tutti i dati e le informazioni relative agli scarichi vengono raccolte in apposite banche dati, così da individuare e localizzare con precisione gli scarichi al fine di conoscere le potenziali fonti di inquinamento ed i principali agenti inquinanti rilevati.

Con l’obiettivo di una corretta gestione e monitoraggio delle autorizzazioni, le Province possono di tanto in tanto effettuare dei censimenti di tutti gli scarichi nei corsi d’acqua superficiale, mediante apposite indagini finalizzate proprio ad individuare gli scarichi che confluiscono nei diversi corsi d’acqua. L’obiettivo è stabilire l’origine, la natura e la posizione territoriale degli scarichi e accertarne lo stato autorizzativo ed i titolari.

Le ATO (Ambito Territoriale Ottimale) valutano tecnicamente le richieste di autorizzazione allo scarico in fognatura, mentre l’autorizzazione allo scarico viene rilasciata dalla Provincia.

Acque reflue industriali: I sistemi di depurazione – Riciclo

Dopo aver analizzato l’aspetto normativo sulla depurazione dei reflui industriali, è opportuno analizzare la questione ecologica. Le acque reflue sono pur sempre acqua, un bene preziosissimo che non a caso viene definito “oro blu”. Ebbene anche le acque reflue possono essere riciclate.

Tutto questo si traduce in una significativa riduzione dell’impatto ambientale, tutelando maggiormente la natura circostante. Le aziende inoltre, dotandosi di specifici impianti di depurazione delle acque reflue industriali certificati, possono ridurre considerevolmente i costi e adeguarsi alla normativa. I depuratori di acque reflue industriali rientrano anche tra i beni strumentali per industrie ed aziende, per i quali è possibile usufruire del credito d’imposta previsto dal Piano Transizione Nazionale 4.0 e dalla Nuova Legge Sabatini.

Il riutilizzo e riciclo delle acque reflue domestiche, assimilate alle domestiche, urbane ed industriali sono regolamentati dal D.Lgs. 152/06 e dal Decreto Ministeriale 185 12 giugno 2003, che indicano anche i parametri entro i quali le acque devono rientrare. Tra questi parametri sono compresi anche i valori chimici e biologici, a seconda dell’utilizzo delle acque reflue depurate.

Ogni acqua reflua ha le sue caratteristiche, in base alle quali bisogna individuare gli impianti di depurazione di acque reflue industriali più adeguati. Le acque reflue domestiche presentano una grande quantità di inquinanti di natura organica e naturale; nelle acque industriali invece c’è una maggiore concentrazione di sostanze con prevalenza di sintesi chimica.

In seguito alla depurazione delle acque industriali, si possono individuare tre principali finalità d’uso:

  • irriguo: vengono usate per irrigare le colture destinate al consumo umano o animale, alle colture per la produzione di energia elettrica o per l’irrigazione di campi sportivi, giardini e aree verdi in generale;
  • civile: vengono usate per pulire le strade dei centri urbani, per lavare i cassonetti dell’immondizia, per approvvigionare gli impianti di raffreddamento e di riscaldamento, tranne gli impianti di scarico dei servizi igienici;
  • industriale: vengono usate come acqua per gli impianti antincendio, di lavaggio e per i cicli di lavorazione industriale, tranne i cicli che portano le acque reflue depurate a contatto con alimenti o prodotti cosmetici e farmaceutici.

Tra gli esempi più efficienti di dispositivi finalizzati alla depurazione industriale se ne possono individuare due: il sistema monoblocco ATLAS AT OVAL per utenze medio-grandi EN 12566-3 e la depurazione biologica avanzata delle acque reflue di lavorazione agroalimentare con sistema multistadio di Dorabaltea.

ATLAS AT OVAL è un sistema altamente affidabile destinato alla depurazione di liquami domestici ed assimilati, provenienti da utenze residenziali o ricettive medio/grandi. Tale dispositivo garantisce elevate prestazioni per le depurazioni dell’acqua e riduce l’ingombro grazie al design compatto. Il modello funziona a bassa potenza, grazie all’impiego delle più innovative tecnologie del settore, così da contenere le emissioni di CO2 e ridurre i costi di gestione.

Di seguito i principali vantaggi del sistema ATLAS AT OVAL:

  • sistema monoblocco e costi di installazione molto contenuti;
  • nessun odore;
  • bassissimo livello di rumore;
  • bassi costi di manutenzione e gestione;
  • nessuna parte interna in movimento soggetta ad usura;
  • rari interventi dell’autospurgo per la bassa produzione di fango;
  • processi biologici auto-attivanti;
  • reattività ai picchi giornalieri.

Il processo di depurazione biologica multi-stadio MBAS DORABALTEA consente invece di gestire le varianti di carico sia idraulico che organico dei reflui provenienti dalle attività di lavorazione agroalimentare.

I reflui agroalimentari sono caratterizzati da elevate fluttuazioni di carico, sia in alto che in basso, a seconda dei vari periodi dell’anno. Un normale sistema biologico non è in grado di gestire queste variazioni, che incidono significativamente sulle caratteristiche delle acque reflue. Il nostro impianto di depurazione delle acque reflue industriali invece è in grado di gestire perfettamente tutte le variazioni che si presentano.

Ecco i principali vantaggi di questo dispositivo:

  • modularità, in quanto l’impianto può essere ampliato nel corso del tempo adeguandosi così alle mutate esigenze aziendali;
  • manufatti carrabili, quindi è possibile transitare sopra tranquillamente;
  • possibilità di installazione fuori terra;
  • ottimizzazione della potenza installata per conseguire il massimo risparmio energetico;
  • servizio di manutenzione professionale e pianificato su misura per l’utenza.

Gli impianti di Dorabaltea sono tutti certificati e marcati CE, un dato importantissimo poiché secondo il regolamento 305/2011, per selezionare, progettare e installare un impianto di depurazione delle acque reflue bisogna prestare attenzione a tre aspetti basilari :

  • utilizzo esclusivo di prodotti normati e certificati CE;
  • progettazione in conformità alle normative vigenti in materia di sistemi di scarico;
  • installazione da parte di un’impresa qualificata, in grado di rilasciare la Dichiarazione di Conformità secondo quanto previsto dal DM 37/08.

La forza di Dorabaltea è proprio quella di avere tutti i prodotti certificati e in conformità alle normative e alla legge.

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Campi  di  Applicazione

I depuratori industriali possono essere impiegati nei seguenti campi di applicazione:

  • trattamento acque reflue macelli e salumifici: i valori degli inquinanti presenti nelle acque reflue sono generalmente di natura organica, ma la loro degradazione impone delle accortezze tecniche e pratiche. Bisogna quindi prevedere un sistema di separazione dei grassi e dei solidi sospesi. Il sistema di depurazione va poi scelto in base alla portata idrica ed al recapito dello scarico;
  • trattamento acque reflue cantine vitivinicole: le acque reflue provenienti dall’attività di vinificazione sono caratterizzate da una notevole discontinuità, sia in quantità che in qualità degli effluenti. In questi casi sono necessari soluzioni depurative idonee;
  • trattamento acque reflue caseifici: le acque reflue provenienti dai caseifici sono caratterizzate da un’elevata discontinuità sia in quantità che in qualità degli effluenti. Anche in questo caso bisogna scegliere impianti di depurazione di acque industriali specifici;
  • trattamento acque reflue camping e villaggi turistici: in queste aree le acque reflue sono caratterizzate da un afflusso ad elevatissima discontinuità come quantità idrica, mentre sono piuttosto uniformi come qualità di inquinanti disciolti negli effluenti;
  • trattamento acque reflue centri commerciali: in questi casi le acque reflue sono caratterizzate da un afflusso molto disomogeneo, con elevati carichi di punta nei weekend e nei periodi festivi, soprattutto come quantità idrica, ed invece piuttosto costanti come qualità di inquinanti disciolti nelle acque reflue;
  • trattamento acque reflue aziende agricole: le acque reflue in questi casi sono di diversa natura e possono provenire da cantine, allevamenti, acque reflue domestiche ed altro ancora. L’afflusso risulta continuo nel tempo, sia come quantità idrica che come qualità di inquinanti disciolti, principalmente di origine organica;
  • trattamento acque reflue alberghi e agriturismi: le acque reflue industriali possono essere assimilate alle acque reflue domestiche ed in questi casi si possono usare sistemi di depurazione di tipo biologico ma con accorgimenti tecnici che ne ottimizzano l’efficienza depurativa;
  • trattamento acque reflue ristoranti: anche nelle attività ristorative le acque reflue industriali possono essere assimilate alle acque reflue domestiche, e sono caratterizzate da un afflusso molto discontinuo sia come quantità idrica che come qualità di inquinanti disciolti.

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