Risparmio idrico, Riutilizzo acque reflue, Siccità

Allarme Siccità in Sicilia e Sardegna: Le Soluzioni di Dorabaltea

Ormai da diversi anni l’Italia sta facendo i conti con gli eventi climatici estremi, brevi ma intense piogge e lunghi ed anomali periori di siccità. La siccità è un problema molto grave considerando che l’acqua è un bene di primaria necessità, non a caso è stata ribattezzata oro blu. Da cosa dipende questa siccità? Da tanti fattori, a partire dai cambiamenti del clima che hanno ridotto sensibilmente la lunghezza dei periodi della precipitazioni nel periodo estivo e la loro quantità nel perdiodo invernale. Di contro, il concentrarsi in periodi sempre più brevi, comporta il verificarsi di eventi naturali disastrosi come esondazioni e bombe d’acqua, fenomeni improvvisi e isolati che provocano tantissimi danni.

Da un lato le continue deforestazioni e il dissesto idrogeologico favorito dall’abusivismo edilizio hanno ridotto la capacità della natura stessa di contenere le acque e d’altro lato non ci sono strutture adeguate per conservare l’acqua piovana, che pure sarebbe una fonte preziosa da sfruttare.

In un contesto del genere diventa fondamentale recuperare e trattare le acque reflue, cioè quelle acque utilizzate nelle attività umane, domestiche, industriali e agricole che, una volta depurate, possono essere utilizzate per altri scopi con l’obiettivo di razionalizzare le risorse idriche e ridurre i costi di gestione. Le acque reflue, una volta opportunamente trattate, possono essere riutilizzate in 3 diversi settori:

  • agricolo: irrigazione;
  • civile: lavaggio delle strade, alimentazione delle reti duali di adduzione, alimentazione dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento;
  • industriale: acqua antincendio e lavaggio dei cicli termici.

Dorabaltea sta fornendo un prezioso contributo nella lotta contro la siccità grazie alla produzione di impianti di depurazione delle acque reflue avanzati e all’avanguardia che, oltre a recuperare acqua, garantiscono una gestione oculata e green delle risorse idriche e abbatte i costi di gestione, proteggendo l’ambiente per le generazioni future. Nei seguenti paragrafi ci concentriamo su due regioni italiane, la Sicilia e la Sardegna, che in quanto isole più di tutte stanno soffrendo la crisi idrica in Italia.

Allarme siccità in Sicilia e in Sardegna: cosa sta succedendo?

La situazione è seria in Sicilia e in Sardegna dove, già dai primi giorni del 2024, è stato lanciato l’allarme per emergenza idrica nelle isole dall’Anbi (Associazione Nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue).

Come ha osservato l’Osservatorio europeo sulla siccità del Servizio di gestione delle emergenze di Copernicus, il 45% della Sicilia si trova in condizione di allerta siccità. L’allerta arancione, diramata dall’Osservatorio permanente sui consumi idrici della Sicilia, potrebbe ben presto diventare rossa se non si trovano soluzioni adeguate.

In ben 30 comuni nella zona di Palermo, Agrigento e Caltanissetta è stato disposto il razionamento d’acqua. Da cosa dipende la crisi idrica? Dal caldo anomalo registrato in tutto il 2023, anche nei mesi invernali e autunnali, e dalla scarsità delle piogge. La situazione si sta aggravando sempre di più e infatti dal 12 gennaio sono oltre 50 i comuni costretti al razionamento idrico.

La regione è stata costretta a ridurre le forniture d’acqua in pieno inverno ed è facile immaginare che la situazione può solo peggiorare con l’avvento delle stagioni primaverili ed estive. Per la precisione Siciliacque, la società che gestisce i servizi idrici nella regione, è stata costretta a ridurre del 10% la portata d’acqua e in alcuni casi addirittura del 15% dopo settimane in cui i bacini di riserva registravano portate d’acqua inferiori al livello di guardia.

Ad oggi la fornitura di Siciliacque è già scesa da 50 litri al secondo a 30 litri al secondo. Se non dovessero arrivare presto le piogge, i cittadini sarebbero costretti ad un’ulteriore riduzione dei consumi idrici. Secondo l’Autorità di bacino la Sicilia è la regione italiana che registra il maggior numero di perdite idriche, in un territorio già abbastanza complesso dal momento che la sua naturale conformazione non favorisce l’abbondanza di acqua.

Giuseppe Amato, responsabile delle risorse idriche per Legambiente Sicilia, si è affidato alla “clemenza” del meteo sperando che nevichi presto in gran quantità ad alta quota e che piova in pianura, così da poter raccogliere una parte di risorse idriche per far fronte alla siccità.

Le cause dell’emergenza idrica

Gli sconvolgimenti climatici degli ultimi anni stanno adesso presentando il conto, nel quale è compresa anche l’emergenza idrica, un problema ormai evidente e tangibile che non può essere ignorato o rimandato. L’autunno siciliano è stato caratterizzato da un’insolita siccità, con precipitazioni scarsissime e quasi nulle e temperature elevate decisamente superiori alla media stagionale.

Al 1° dicembre le riserve idriche presenti negli invasi erano inferiori di ben 45,6 milioni di metri cubi rispetto ad un anno prima (-13%) e al momento mancano circa 54 milioni e mezzo di metri cubi sulle medie più recenti. Una situazione a dir poco preoccupante dove un ruolo importante l’ha giocata la mano dell’uomo che ha cancellato il 95% delle zone umide naturali in Sicilia, un dissesto idrogeologico che non si è visto in nessuna altra parte d’Europa.

Purtroppo ci sono da registrare le condizioni a dir poco precarie dei bacini artificiali, colmi per metà di fango, una situazione favorita dalla mancata attenzione sui versanti dei fiumi che portano acqua al lago. Inoltre bisogna fare i conti con le tubature per la distribuzione fatiscenti e obsolete, che determinano un’ulteriore dispersione e perdita dell’acqua nel suolo.

L’importanza della depurazione delle acque reflue

Nell’ottica delle politiche green adottate dall’UE, è fissato il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica fissati al 2050 che prevede una transizione energetica che passa attraverso l’abbandono dei combustibili fossili e la diffusione delle energie rinnovabili.

In questo contesto ambientale assume un ruolo di grande rilevanza l’economia circolare e nello specifico il riutilizzo delle acque reflue. Purtroppo a livello mondiale si sta registrando una grande siccità e la scarsità di acqua dolce rende indispensabile il trattamento sempre più intensivo delle acque reflue.

Da un lato diventa quindi essenziale gestire in modo corretto le acque reflue, ma d’altro lato è importante anche ridurre le emissioni e i consumi prodotti dai processi di depurazione. Ed è così che sono state introdotte nuove soluzioni come l’automazione e le tecnologie digitali che, oltre a garantire un efficace trattamento delle acque reflue, riduce in modo significativo le emissioni.

Secondo lo studio “Energy Transition Equation” di ABB, il settore del trattamento delle acque crescerà a dismisura nei prossimi anni, passando dai 300 miliardi di dollari nel 2022 ai 490 miliardi entro il 2029. Una crescita legata all’aumento della popolazione mondiale che, entro il 2050, dovrebbe arrivare a 10 miliardi di persone.

Per calmierare i consumi di energia e le emissioni causate dai processi di trattamento delle acque reflue, sono già state adottate soluzioni mirate per promuovere filiere virtuose di riutilizzo di risorse naturali. Per un trattamento delle acque reflue ancora più green bisogna integrare le tecnologie di automazione e di digitalizzazione dei processi, che riducono i costi energetici e le emissioni di gas serra.

Si stima che nei siti di trattamento delle acque reflue si possono ottenere riduzioni delle emissioni di CO2 pari a 2.000 tonnellate l’anno. Su scala globale, considerando che in tutto il mondo ci sono circa 50.000 impianti di depurazione in attività, l’applicazione di tecnologie digitali e di automazione può garantire un risparmio potenziale di CO2 superiore ai 100 milioni di tonnellate.

Da evidenziare anche i vantaggi in termini di riduzione dei costi di gestione degli impianti di depurazione, con risparmi che possono arrivare fino a 1,2 milioni di dollari. Questo percorso virtuoso consentirebbe alle aziende di coniugare risparmi economici e tutela ambientale.

Riutilizzare l’acqua di scarico per ridurre i consumi

Si può dunque risparmiare l’acqua diminuendo i consumi e per diminuire i consumi si possono riutilizzare correttamente le acque di scarico. Facciamo un piccolo recap sulle acque reflue, dette anche acque di scarico, che sono acque utilizzate nelle attività umane, domestiche, industriali o agricole che contengono sostanze organiche e inorganiche che possono recare danno alla salute e all’ambiente.

Non dobbiamo dimenticare che l’acqua è un ciclo chiuso: ciò che immettiamo in natura prima o poi ci torna dietro. Se versiamo in natura acqua contaminata ci tornerà indietro acqua contaminata nei fiumi, nei laghi, nei mari dove vivono i pesci che finiscono nelle nostre tavole o nelle falde acquifere dove coltiviamo i prodotti che poi mangiamo. A contrario se versiamo in natura acqua pulita, ci tornerà indietro acqua pulita.

Esistono 3 categorie di acque reflue:

  • domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi derivanti principalmente dal metabolismo umano e da attività domestiche;
  • industriali: acque reflue scaricate da edifici o impianti dove si svolgono attività commerciali o industriali;
  • urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, acque reflue industriali o meteoriche, poi convogliate in reti fognarie.

Le acque possono essere raccolte nei seguenti modi:

  • fognature: le reti fognarie a disposizione degli agglomerati, dove vive e produce la popolazione;
  • acque superficiali: tra queste rientrano tutte quelle presenti sulla superficie terrestre come i fossati stradali, i cavi, i canali, i torrenti, i corpi idrici artificiali, i fiumi, i laghi e il mare;
  • il suolo e gli strati superficiali del sottosuolo: la superficie terrestre incolta, agricola o urbana;
  • acque sotterranee e sottosuolo: falde idriche sotterranee.

Le acque reflue, prima di poter essere immesse in natura, devono quindi essere adeguatamente trattate e depurate per evitare l’inquinamento delle falde acquifere e dei bacini naturali. Una volta trattate possono essere utilizzate nell’ambito domestico, ma mai come acqua potabile, per uso agricolo, civile e industriale.

In particolare le acque reflue trattate possono essere usate per:

  • scopi irrigui: irrigare le colture destinate al consumo umano o animale, alle colture per la produzione di energia elettrica e per l’irrigazione di giardini, campi sportivi e spazi verdi;
  • scopi urbani: pulire le strade nei centri urbani, lavare i cassonetti dell’immondizia e approvvigionare gli impianti di raffreddamento e di riscaldamento (eccetto gli impianti di scarico dei servizi igienici);
  • scopi industriali: le acque reflue sono usate come acque per gli impianti antincendio, di lavaggio e per i cicli di lavorazione industriale, fatta eccezione per i cicli operativi che prevedono un contatto diretto delle acque reflue depurate con alimenti o prodotti cosmetici e farmaceutici.

Come ridurre il consumo di acqua per la produzione di alimenti: l’impronta idrica

L’uomo lascia diverse tracce nel mondo e una di queste è la cosiddetta impronta idrica, che indica l’uso di acqua dolce da parte di un consumatore o di un produttore e identifica il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi. L’Italia è uno dei paesi con maggiore consumo e quindi con un’impronta idrica molto elevata. L’acqua purtroppo non è rinnovabile, quindi la quantità di acqua disponibile necessaria alla sopravvivenza umana col tempo diminuirà sempre di più.

Tuttavia bastano 3 piccoli gesti da fare nella quotidianità che consentono di ottenere notevoli risparmi in termini idrici:

  • consumare prodotti locali. Trasportare prodotti che vengono da lontano richiede una grande produzione di benzina, quindi più acqua. Basterebbe acquistare e consumare prodotti locali per limitare gli sprechi idrici e anche l’emissione di CO2;
  • comprare oggetti e vestiti di qualità. La fast fashion ha imposto un modello consumistico che ci fa acquistare vestiti e oggetti di scarsa qualità, che si rovinano dopo pochi mesi o addirittura settimane, aumentando sempre di più la produzione che richiede più acqua. È quindi sufficiente acquistare prodotti e abiti di qualità che durano a lungo nel tempo;
  • consumare meno zuccheri e meno prodotti dolci. La crescita delle canne da zucchero richiede una gran quantità di acqua.

A queste 3 semplici “best practices”, che consentono di ridurre i costi operativi nella produzione, ne basta aggiungere un’altra, cioè riutilizzare le acque di scarico depurate per le più semplici attività quotidiane, come irrigare il giardino e gli spazi verdi della casa.

Dorabaltea da anni è ormai in prima fila nella lotta allo spreco idrico, come dimostrano i numerosi successi che attestano e documentano l’impegno dell’azienda attiva nel settore del trattamento delle acque reflue.

In Sicilia, Dorabaltea ha installato numerosi impianti di depurazione, garantendo ogni giorno servizi essenziali a migliaia di abitanti equivalenti. Anche in Sardegna, l'azienda ha fatto la differenza con l'installazione di molti impianti, assicurando servizi giornalieri a migliaia di abitanti equivalenti.

Per ulteriori informazioni sui nostri impianti di depurazione, visita le sezioni dedicate:

In quasi 20 anni, gli impianti di Dorabaltea installati dai nostri clienti hanno depurato e trasformato una nuova risorsa quasi 45 milioni di metri cubi d’acqua, contribuendo in modo notevole ad una gestione più oculata e sostenibile delle risorse idriche. Dorabaltea si conferma azienda di riferimento nel settore delle acque e gli sforzi compiuti rappresentano importanti passi avanti nella lotta contro la siccità, con l’obiettivo di preservare l’ambiente e le risorse naturali anche per le generazioni future.

 

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