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Emergenza siccità: Recuperiamo le acque reflue per irrigazione

Emergenza siccità: Recuperiamo le acque reflue per irrigazione

Emergenza siccità

Gli ultimi anni in Italia ci stiamo rendendo conto di quanto stiamo vivendo una situazione drammatica a causa della siccità, che ha spinto molte regioni nel 2022 addirittura a chiedere lo stato di emergenza. Da cosa dipende l’emergenza della siccità? Non c’è un solo motivo, ma una serie di concause che stanno trasformando tutta l’Italia in una sorta di deserto.

Crisi climatica, innalzamento vertiginoso delle temperature, abusi edilizi, inquinamento ambientale, poche precipitazioni e scarsa manutenzione della rete idrica sono solo alcune delle cause che hanno portato l’Italia, da Nord a Sud, a fare i conti con una drammatica carenza idrica.

Nel Belpaese la situazione è precipitata negli ultimi tempi poiché non ci sono state precipitazioni significative da 6 mesi. Eppure è una situazione paradossale poiché l’Italia ha più corsi d’acqua di tutti gli altri paesi europei: 7.596, di cui 1.242 fiumi.

Molti di questi corsi d’acqua oggi però sono in secca e alcuni sono diventati addirittura polvere. Il problema è che i corsi d’acqua italiani hanno un carattere torrentizio, e non fluviale a differenza dei grandi fiumi europei. Questo significa che, se non c’è pioggia in Italia, i fiumi vanno in secca subito. Proprio per questo motivo si verificano spesso fenomeni di alluvioni, dal momento che in caso di abbondanti precipitazioni i corsi d’acqua fanno fatica ad assorbire l’acqua.

Inoltre a livello globale oltre il 75% delle acque fluviali e sotterranee sono prelevate per usi agricoli, industriali o domestici, mentre in molte aree del pianeta pur essendo ricche d’acqua, come l’Africa, non ci sono le risorse necessarie per costruire impianti idrici.

Analizziamo nello specifico le principali cause che hanno portato a questa situazione endemica di carenza d’acqua.

 

L’inquinamento ambientale

In agricoltura oggi si utilizzano troppi prodotti di natura chimica, come fertilizzanti e antiparassitari; i grandi agglomerati urbani producono elevate concentrazioni di coliformi fecali; dall’industria arrivano metalli pesanti, arsenico e diossina.

Tutti questi elementi inquinano l’acqua, poiché in molte città mancano gli impianti di depurazione. Una lacuna non da poco, poiché in Italia sono tante le aree contaminate dal Pfas, che comprende composti utilizzati prevalentemente dalle industrie.

Prendendo in considerazione l’ultimo rapporto ONU sulle risorse idriche, bisogna poi considerare i nuovi inquinanti derivanti dai cosmetici e dai farmaci che i depuratori fanno fatica a smaltire.

 

Scarsa manutenzione

Il riscaldamento globale e la crisi climatica sicuramente hanno avuto un impatto devastante sul nostro pianeta, provocando una serie di sconvolgimenti che hanno determinato una grave carenza d’acqua.

Tuttavia queste problematiche erano all’orizzonte già da tempo e nulla è stato fatto, soprattutto in termini di manutenzione della rete idrica che è stata quasi del tutto assente.

A cadenza periodica si parla di acqua dispersa nel sottosuolo delle tubature, un problema che nei periodi di forte siccità provoca seri danni anche nell’economia. Le istituzioni però, pur essendone a conoscenza, non hanno mai adottato le contromisure necessarie benché i fiumi italiani fossero in secca già da febbraio, un grido d’allarme rimasto inascoltato.

Anche a livello di strutture ben poco è stato fatto. In Italia ci sono 526 grandi dighe più circa 20.000 piccoli invasi, che riescono a immagazzinare l’11,3% dell’acqua piovana, che invece potrebbe essere raccolta in percentuale molto maggiore. Per via della scarsa manutenzione però i sedimenti si accumulano e non c’è spazio a sufficienza per l’acqua. Risultato finale? Uno stoccaggio di acqua sempre minore.

Diventa quindi necessario usare l'acqua potabile per le quotidiane attività, come lavare le auto o raffreddare gli impianti produttivi. Eppure tutto questo potrebbe essere evitato con il riutilizzo delle acque reflue che ridurrebbe in modo significativo lo spreco idrico.

Proprio lo smodato e poco oculato consumo dell’acqua è uno dei principali problemi che può però essere risolto nell’immediato. In Italia almeno ⅓ dell’acqua viene sprecato nelle reti di distribuzione e soprattutto al Sud e nelle isole solo il 50% dell’erogazione idrica arriva nelle case dei cittadini.

Poiché non andrebbe sprecata neanche una goccia d’acqua, il riutilizzo delle acque reflue sembra essere la strada più percorribile quanto meno per limitare i danni incalcolabili provocati dalla siccità.

Siccità, rischio globale per agricoltura

La siccità che ha colpito l’Italia sta facendo sentire i suoi principali effetti sull’agricoltura, uno dei settori più importanti per il nostro paese.

In Europa il 59% dell’acqua dolce è utilizzato per l’agricoltura e l’Italia con il suo clima, rappresenta il secondo paese europeo per ricorso all’irrigazione per le proprie coltivazioni. Le stime delle organizzazioni di categoria sui danni generati dalla siccità all’agricoltura italiana previsti per tutto il 2022, oscillano tra uno e tre miliardi di euro.

La siccità è un'emergenza che sta colpendo tutta l’Europa ma, secondo l’Osservatorio globale sulla siccità dell’Jrc (il servizio della Commissione europea per la scienza e la conoscenza), la pianura Padana rappresenta la zona maggiormente colpita dell’Unione Europea.

In particolare a preoccupare è il bacino del Po, dove è a rischio il 50% della produzione agricola. Si rischia di perdere le colture del mais e della soia, prodotti già difficili da reperire a causa della guerra in Ucraina, considerata il “granaio d’Europa”.

Le cause di questa siccità sono da ricercare sicuramente nella mancanza di pioggia, ma anche da un atteggiamento eccessivamente passivo delle istituzioni che, benché la crisi fosse preannunciata già da tempo, non hanno messo in atto le contromisure necessarie.

Quali sono i rischi reali per l’agricoltura?

La siccità ha un grave impatto sull’agricoltura a tutte le sue latitudini. Come abbiamo specificato a rischio ci sono le colture di mais e soia, materie prime destinate non solo al consumo umano, ma anche alla filiera zootecnica.

Il sistema degli allevamenti intensivi, che già impatta in modo significativo sul pianeta, consuma oltre ⅓ di tutta l’acqua usata dal settore agricolo, anche per le grandi estensioni di terreni irrigui dedicati alla produzione di mangimi.

Tutto questo ci porta a due considerazioni. Senza acqua risulta complicato portare avanti gli allevamenti e, soprattutto, stiamo utilizzando l’acqua a nostra disposizione in modo assolutamente sbagliato. Bisogna quindi ripensare al sistema degli allevamenti intensivi e, soprattutto, utilizzare l’acqua in modo molto più intelligente e oculato.

La mancanza d’acqua minaccia i terreni agricoli e in generale tutta la catena di produzione di diversi centri industriali, soprattutto della pianura Padana. Secondo le stime di Coldiretti la mancanza d’acqua potrebbe determinare un calo della resa del 30% di orzo e frumento in Lombardia, una diminuzione del 30% della produzione di cereali in Piemonte e una diminuzione del 25% della produzione di legumi in Puglia e del 20% delle rese del grano in Campania.

C’è poi da fare un’altra considerazione: in seguito all’esaurimento delle fonti d’acqua, anche i livelli dei bacini idroelettrici italiani sono ormai ai minimi storici. Nel 2021 la produzione di questa energia ha fornito il 15% del fabbisogno del paese. Quest’anno tale produzione si è addirittura dimezzata.

La guerra in Ucraina ha determinato anche un’impennata dei prezzi del gas naturale, dopo il recente taglio delle forniture della Russia all’Italia. La siccità rischia di aggravare ulteriormente la crisi energetica, oltre a quella idrica, che inevitabilmente impatta su tutta l’economia nazionale.

Siccità, impianti domestici con accumulo delle acque reflue depurate

Alla luce di questa devastante siccità il la depurazione ed il recupero delle acque reflue nere e saponose, più che un’alternativa, sembra essere l’unica soluzione possibile per fronteggiare efficacemente questa crisi idrica.

Le acque reflue, dopo un adeguato trattamento depurativo oggi alla portata di tutti, possono infatti essere recuperate e riutilizzate. Questo significa un “riciclo” dell’acqua intelligente e oculato, che consente di ridurre lo spreco idrico e avere più acqua a disposizione. Si possono usare le acque reflue per irrigazione delle aree verdi o in altri tipi di utilizzi, che vanno a ridurre in modo significativo l’impiego smodato e incontrollato dell’acqua.

 

Cosa sono le acque reflue

Se recuperiamo le acque reflue diamo una bella mano al pianeta e naturalmente anche a noi stessi. Prima di capire quali sono le modalità di riutilizzo, è opportuno per prima cosa capire cosa sono le acque reflue.

In base all’art. 74 del D. Lgs. 152 del 3/4/2006, le acque reflue si dividono in 3 categorie principali:

  • acque reflue domestiche. Sono acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi derivanti principalmente dal metabolismo umano e da attività domestiche;
  • acque reflue industriali. Sono tutte le tipologie di acque derivanti da scarichi di edifici o impianti dove si svolgono attività commerciali o industriali;
  • urbane. Sono acque reflue domestiche o un miscuglio di acque reflue domestiche, acque reflue industriali o acque meteoriche convogliate nelle reti fognarie.

La normativa indica anche le diverse modalità di raccolta che sono le seguenti:

  • fognature. Sono le reti fognarie al servizio degli agglomerati, cioè l’area dove la popolazione vive e produce;
  • acque superficiali. Si tratta di tutte le acque presenti sulla superficie terrestre, come i cavi, i canali, i fossati stradali, i torrenti, i fiumi, i laghi, i mari e i corpi idrici artificiali;
  • suolo e gli strati superficiali del sottosuolo. Si tratta della superficie terrestre incolta, agricola o urbana;
  • acque sotterranee e sottosuolo. Sono le falde idriche sotterranee.

Bisogna sapere che tutte le acque utilizzate per le quotidiane attività domestiche, umane, commerciali e industriali e quelli meteoriche di dilavamento, come le piogge evaporate o non assorbite, confluiscono da qualche parte fino a raggiungere il mare.

Le acque reflue contengono sostanze contaminanti, in alcuni casi tossiche e dannose, e vanno quindi depurate per evitare che possano arrecare danni al nostro ambiente, alla nostra salute ed inquinare le falde acquifere dalle quali attingiamo l’acqua da bere.

 

Perché è così importante il trattamento delle acque reflue?

Con il termine trattamento si fa riferimento al processo di depurazione e di rimozione di tutti i tipi di sostanze inquinanti organiche e inorganiche e contaminanti che si trovano nell’acqua reflua che può essere di origine domestica, urbana o industriale.

Come già accennato le acque reflue non possono essere rilasciate in natura senza un preventivo processo di depurazione, dal momento che terreno, mare e laghi non sono in grado di ricevere una quantità di sostanze inquinanti superiore alla loro capacità auto-depurativa.

 

Come si effettua il trattamento delle acque reflue?

Le acque reflue vengono trattate con appositi impianti di depurazione, al cui interno si trovano diverse apparecchiature. Generalmente un impianto di depurazione prevede due linee di trattamento:

  • una per le acque reflue;
  • una per i fanghi.

La depurazione che tratta i liquami grezzi provenienti dalle fognature si snoda in tre fasi:

  • pretrattamento. Tramite questo processo vengono rimosse le sostanze organiche sedimentabili, solide e più pesanti nell’acqua, che sono presenti nel liquame. Questo step prevede la grigliatura, la sabbiatura, la sgrassatura e la sedimentazione primaria;
  • trattamento ossidativo biologico. Questo processo avvia la rimozione delle sostanze organiche sedimentabili e non sedimentabili presenti nel liquame e comprende l’aerazione e la sedimentazione secondaria;
  • ulteriori trattamenti. Comprendono tutti quei trattamenti che vengono effettuati a monte per ottenere un ulteriore affinamento della depurazione.

Riassumendo quindi si procede innanzitutto con una rimozione grossolana dei residui solidi, che possono comprendere rifiuti vari, buste di plastica, sassi ecc. Successivamente si procede ad una purificazione sempre maggiore e più dettagliata, utilizzando metodi meccanici e sofisticate tecnologie chimiche e biologiche destinate a rimuovere completamente le sostanze che si sciolgono nell’acqua.

Uno degli aspetti più interessanti è che le acque reflue, dopo essere state sottoposte ad un accurato processo di depurazione a norma di legge, possono essere impiegate per i più svariati utilizzi che analizziamo nei seguenti paragrafi. Questa è sicuramente la strada più breve e percorribile per affrontare e risolvere in parte la grave crisi idrica che attanaglia l’Italia.

Soluzioni per la siccità: Riutilizzo delle acque reflue alla portata di tutti

A questo punto passiamo ad analizzare i vari tipi di utilizzo che si possono fare con le acque depurate. Sul mercato esistono diverse tipologie di depuratori, ma le soluzioni proposte da Dorabaltea sono davvero innovative e possono realmente risolvere il problema della siccità.

Un impianto di depurazione delle acque reflue con prestazioni marcate EN12566 che certificano di avere un’acqua pulita entro i limiti del DM 185/03, consente di riutilizzare le acque depurate per l’irrigazione. Al depuratore può essere aggiunto ad un impianto a goccia, oppure basta un serbatoio dove accumulare l’acqua ed un semplice tubo per innaffiare.

Questa soluzione consente di irrigare i prati, le siepi, i giardini e gli alberi, riducendo in modo significativo lo spreco di acqua che risulta anche più economica e facilmente reperibile.

Le acque di scarico sono infatti disponibili in ogni momento poiché arrivano sempre, a differenza delle acque meteoriche che potrebbero non essere disponibili proprio a causa delle scarse precipitazioni. In questo modo si potrebbe aggirare uno dei principali problemi della siccità, che dipende proprio dalla mancanza di precipitazioni e quindi di acqua piovana.

Bisogna poi considerare un altro aspetto: in alcune città, come Bologna, è scattato il divieto di irrigazione dei giardini dalle 8:00 alle 21:00. L’acqua reflua depurata è invece sempre disponibile e quindi puoi eventualmente innaffiare il tuo giardino senza in alcun modo infrangere la legge. Analizziamo più nello specifico quali sono i possibili riutilizzi delle acque reflue depurate.

Come riutilizzare le acque reflue depurate?

Le acque reflue depurate possono avere tre differenti destinazioni d’uso:

  • irriguo. Vengono usate per irrigare le colture destinate al consumo umano o animale, alle colture per la produzione di energia elettrica o per l’irrigazione di giardini, campi sportivi e spazi verdi in generale;
  • urbano. Per pulire le strade nei centri urbani, per lavare i cassonetti dell’immondizia, per approvvigionare gli impianti di raffreddamento e di riscaldamento, fatta eccezione per gli impianti di scarico dei servizi igienici;
  • industriale. In questo caso le acque reflue depurate possono essere usate come acque per gli impianti antincendio, di lavaggio e per i cicli di lavorazione industriale, tranne i cicli operativi che determinano un contatto diretto delle acque reflue depurate con alimenti o prodotti cosmetici e farmaceutici.

Quando si parla di irrigazione agricola, l’utilizzo delle acque reflue può essere molto vario e, per fare un esempio, analizziamo nel seguente paragrafo l’uso di acque reflue per la produzione del vino.

 

Come usare l’acqua depurata per l’irrigazione e la produzione del vino?

L’Italia è uno dei principali produttori di vino al mondo e per la produzione vinicola l’acqua rappresenta una materia prima indispensabile e insostituibile che nutre la vite.

Il processo di produzione del vino richiede un elevatissimo consumo idrico, che a sua volta determina un enorme quantitativo di acque reflue scaricate. In media il consumo idrico è di 1,3 litri di acqua per chilogrammo di uva lavorata. In sostanza per produrre un litro di vino servono circa 1,8-2 litri di acqua.

Una media che aumenta nelle fasi della vendemmia, quando c’è un maggior fabbisogno idrico, che può variare a seconda dei macchinari e delle modalità di lavaggio, che si attesta più o meno su un volume di refluo doppio a quello del volume di vino, per fare un esempio una azienda di 10 ettari di vigneto che produce a regime 1000 q.li di uva, arriva a consumare per la lavorazione della stessa oltre 140.000 lt di acqua all’anno (questo valore esclude il fabbisogno irriguo). 

Stiamo parlando di consumi “monstre”, quindi è doverosa un’attenta riflessione sulle modalità di scarico dei reflui che richiedono l’introduzione di efficaci sistemi di depurazione in grado di recuperare le acque reflue a norma di legge e a beneficio dell’ambiente circostante.

Con un sistema di depurazione performante di Dorabaltea è possibile trasformare le acque reflue in una nuova risorsa da usare per le irrigazioni delle aree verdi con un impatto positivo sulla natura.

Tra l’altro oggi in commercio esistono diverse soluzioni di depurazione delle acque reflue, dal momento che ci sono impianti che funzionano con o senza l’energia elettrica, venendo così incontro alle varie esigenze degli utenti. A costi irrisori sono presenti anche sul mercato delle abitazioni domestiche, impianti di depurazione interconnessi e gestibili da remoto, dando la possibilità di avere il proprio sistema dentro al “cellulare”.

Un altro aspetto molto importante da evidenziare è rappresentato dalla detraibilità fiscale degli impianti di depurazione, che assicurano una detrazione dalle tasse da pagare del 50%, che di fatto dimezzano il costo iniziale per l’acquisto di un dispositivo per il trattamento delle acque reflue.

La depurazione delle acque reflue consente di aggirare il problema della siccità, contribuisce in modo importante a ridurre l’inquinamento e rappresenta un grande vantaggio economico. L’acquisto di un depuratore, oltre ad un obbligo normativo, va visto come un investimento nell’immediato ma anche a medio e lungo termine che assicura vantaggi tangibili per tutta la vita.

 

Gli impianti messi a disposizione a Dorabaltea

Dorabaltea ha lanciato sul mercato due prodotti innovativi: Biowater e Atlas. Analizziamo in dettaglio il funzionamento di questi due dispositivi innovativi.

Impianto di Depurazione Atlas AT PLUS

ATLAS AT PLUS

DEPURAZIONE BIOLOGICA DELLE ACQUE REFLUE CON SISTEMA MONOBLOCCO PER PICCOLE UTENZE – EN 12566-3

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Impianto di Depurazione Biowater

BIOWATER

DEPURAZIONE BIOLOGICA DELLE ACQUE REFLUE A PERCOLAZIONE NATURALE PER TUTTE LE UTENZE – EN 12566-3 E EN12566-6 (RELATIVAMENTE AI TRATTAMENTI …

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Impianto di Depurazione Atlas AT Oval

ATLAS AT OVAL

DEPURAZIONE BIOLOGICA DELLE ACQUE REFLUE CON SISTEMA MONOBLOCCO PER UTENZE MEDIO-GRANDI – EN 12566-3

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Biowater è un impianto senza elettricità ed è in grado di depurare al giorno 200 l per persona. Questo significa che può irrigare 65 mq di giardino ogni giorno. Il dispositivo è dotato di marcatura EN 12566-3 e di DoP, la certificazione europea per gli impianti di depurazione delle acque reflue civili e/o assimilate sotto i 50 AE. Tali certificati assicurano che Biowater è in linea con le indicazioni della legislatura italiana D. Lgs. 152/06 e dei Regolamenti Regionali per scarico in acque superficiali, suolo e sottosuolo.

Atlas è un dispositivo altrettanto innovativo che sfrutta la tecnologia brevettata con flusso verticale a labirinto, in grado di assicurare un livello di efficienza e di affidabilità straordinario. I test condotti presso la PIA di Aachen, il più importante ente notificato europeo, hanno certificato l’eccellente efficienza di rimozione degli inquinanti. Tale dispositivo è in grado di depurare fino a 800 l al giorno e di irrigare 265 mq con acqua depurata.

I sistemi di depurazione dell’acqua griffati Dorabaltea sono pensati per gli ambienti domestici e per le aziende agricole.

In particolare i depuratori domestici possono essere installati in un paio di giorni e vanno a recuperare tutte le acque reflue filtrate tramite componenti e fibre di rocce naturali. In pratica attraverso questo processo le acque reflue non vanno disperse ma, filtrate dalle fibre di roccia e biologicamente depurate, escono in un pozzetto totalmente pulite e vengono poi stoccate per irrigare il giardino o per altre tipologie di utilizzo.

Il costo di acquisto di un depuratore domestico a servizio di un’abitazione singola, può oscillare a seconda del modello e degli accessori inclusi da € 2.990 ad € 4.990 + l’Iva che varia dal 4% al 10% a seconda del titolo edilizio del cliente. Potendo beneficiare dello sgravio del 50% sull’IRPEF, in totale è possibile ricevere dallo Stato un contributo in più anni della metà del prezzo totale.

La differenza tra energia elettrica e acqua ?

L’energia elettrica si compra, si consuma e si paga, l’acqua depurata di un impianti di depurazione Dorabaltea si compra, si consuma e si riusa è FANTASTICAMENTE ECONOMICO. 

Spendendo poco più di una caldaia si può avere un sistema di depurazione delle acqua di scarico che porta i seguenti vantaggi:  

  • essere a norma di legge per lo scarico fuori fognatura
  • avere tutti i giorni acqua disponibile per l’irrigazione del giardino GRATIS
  • incrementare il valore della propria casa e/o azienda
  • far vivere la propria famiglia in un ambiente sano e privo di virus

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