Uno scarico fuori dalla pubblica fognatura immette le acque reflue in un recapito diverso dalla rete gestita dal servizio idrico integrato, per esempio nel suolo, in acque superficiali o in un altro recapito ammesso. La scelta dell'impianto non è il primo passaggio: prima bisogna verificare se il collegamento alla rete è possibile, quale recapito è consentito e quale autorità deve rilasciare l'autorizzazione.
La procedura varia in funzione della Regione, del Comune, del tipo di refluo e del recapito. Per questo una guida nazionale può indicare il metodo di verifica, ma non sostituire il regolamento locale o il provvedimento dell'ente competente.
Il percorso di verifica
- Accertare la situazione della rete: presenza della pubblica fognatura, distanza, quota, possibilità tecnica di allaccio e prescrizioni del gestore.
- Classificare il refluo come domestico, assimilato o industriale secondo la disciplina applicabile.
- Individuare il recapito possibile e verificare divieti, distanze, vincoli idrogeologici, tutela della falda e condizioni del corpo ricettore.
- Identificare l'autorità competente e il canale di presentazione della pratica, che può coinvolgere Comune, Provincia, Regione, SUAP o altro ente individuato dalla legge regionale.
- Predisporre progetto, relazione tecnica, planimetrie, dati di dimensionamento e programma di gestione e manutenzione.
Abitazioni e scarichi domestici
Per un'abitazione o un piccolo insediamento il progetto deve descrivere numero di abitanti equivalenti, consumi e portate attese, pretrattamenti, trattamento biologico o altro sistema previsto, recapito e modalità di manutenzione. La definizione di abitanti equivalenti deve essere coerente con la regola applicata dall'autorità e con l'uso effettivo dell'immobile.
La presenza di una fossa settica, di un impianto biologico o di un sistema di dispersione non equivale automaticamente all'autorizzazione. Occorre dimostrare che la configurazione completa è ammessa per quel recapito e che può mantenere le prestazioni richieste.
Attività produttive, ricettive e agricole
Per attività ricettive, ristorazione, aziende agricole, cantine, laboratori e altre attività occorre verificare se lo scarico è domestico, assimilato o industriale. Possono diventare rilevanti sostanze utilizzate nel ciclo produttivo, lavaggi, disinfettanti, reflui di processo, scarichi separati e variazioni stagionali dei carichi.
Quando lo scarico rientra in un procedimento ambientale più ampio, la pratica può confluire nell'AUA o in altro titolo previsto dalla disciplina applicabile. Non è corretto presentare la soluzione come semplice impianto per casa se l'attività genera reflui diversi da quelli domestici.
Documenti normalmente richiesti
- relazione descrittiva dell'immobile o dell'attività e della provenienza dei reflui;
- planimetria con rete interna, trattamento, punto di campionamento e recapito;
- calcolo di portate e carichi, abitanti equivalenti o parametri produttivi;
- schede tecniche, prestazioni dichiarate e istruzioni di posa e manutenzione;
- relazione geologica o prove di percolazione quando richieste dal recapito;
- programma di manutenzione, gestione dei fanghi e controlli;
- eventuali atti di assenso, autorizzazioni paesaggistiche, edilizie o sanitarie connesse al sito.
Dopo il rilascio
L'autorizzazione deve corrispondere all'impianto realmente installato e al recapito effettivo. Modifiche di portata, attività, tecnologia, punto di scarico o modalità di dispersione possono richiedere comunicazione, aggiornamento o nuova autorizzazione. Conservare registri di manutenzione, conferimenti dei fanghi e controlli aiuta a dimostrare la corretta gestione.
