La dissabbiatura separa sabbie, ghiaie, frammenti di vetro o metallo e altri solidi minerali pesanti presenti nelle acque reflue. Riduce abrasione delle pompe, depositi nelle condotte e accumuli nelle vasche.
Il riferimento di 0,2 mm
La vecchia scheda Dorabaltea parlava di solidi con diametro < 0,2 mm e conteneva il refuso “mmf”. La dimensione viene conservata ma corretta: secondo la guida EPA, il grit tradizionale è costituito da particelle di diametro ≥ 0,21 mm e densità relativa superiore a 2,65. I progetti storici miravano a rimuoverne il 95%.
Sistemi moderni possono essere progettati per intercettare anche particelle più fini: EPA cita prestazioni fino al 75% per materiale da 0,15 mm. Quindi 0,2 mm non è una barriera assoluta, ma l’indicazione “minore di” della vecchia voce invertiva il criterio tradizionale.
Come avviene la separazione
La velocità viene controllata affinché le particelle minerali sedimentino senza rimuovere eccessivamente la sostanza organica. Nelle camere aerate EPA indica, come dato progettuale tipico, particelle da circa 0,21 mm o maggiori e un tempo di detenzione di 2–5 minuti alla portata oraria di punta. Sono valori orientativi della specifica tecnologia, non regole universali.
La sabbia estratta deve essere drenata, eventualmente lavata e gestita correttamente. La dissabbiatura viene normalmente dopo la grigliatura e prima delle apparecchiature più sensibili.
