Oli esausti o oli usati: cosa sono
Gli oli esausti, indicati dalla normativa come oli usati, sono oli minerali o sintetici che, dopo l’impiego, hanno perso le caratteristiche originarie e devono essere gestiti nella filiera dei rifiuti. Il CONOU ricorda che oli lubrificanti minerali o sintetici sono impiegati nei motori a combustione interna e nei macchinari industriali e che durante l’uso subiscono trasformazioni chimico-fisiche.
Non devono essere versati sul suolo, dispersi nelle acque, bruciati impropriamente o convogliati in fognatura. Il D.Lgs. 152/2006, articolo 107, vieta lo smaltimento dei rifiuti in fognatura; raccolta e conferimento vanno effettuati attraverso soggetti e circuiti autorizzati.
Oli “chiari” e “scuri”
Nel linguaggio tecnico si incontra una distinzione descrittiva fra oli esausti chiari e scuri, utile per spiegare origine e grado di alterazione, ma non sostituisce la classificazione del rifiuto, il codice EER e la caratterizzazione necessaria.
Oli esausti chiari
Sono in genere associati ad applicazioni industriali nelle quali l’olio può conservare maggiore stabilità e presentare, a seconda del processo, contaminazione e degradazione più contenute. Possono avere buone possibilità di recupero, ma non è corretto presumere che bastino sempre filtrazione o centrifugazione per reintrodurli nel ciclo produttivo: la destinazione dipende da composizione, contaminanti, specifiche e autorizzazioni.
Oli esausti scuri
Provengono tipicamente dalla lubrificazione di motori e da impieghi sottoposti a stress meccanici e termici. Possono presentare ossidazione, metalli e residui di combustione e richiedere trattamenti più complessi. Anche in questo caso la valutazione effettiva deriva dalla caratterizzazione, non dal solo colore.
Fluidi distinti sul piano tecnico, ma da verificare sul piano giuridico
Oli lubrificanti usati, fluidi acquosi di lavorazione, oli vegetali da frittura e miscele acqua-idrocarburi hanno composizioni e filiere tecniche differenti. La distinzione resta importante, ma l’articolo 216-bis, comma 8, precisa che residui oleosi di cisterna, miscugli di acqua e olio, emulsioni e altre miscele oleose sono soggetti alla disciplina sugli oli usati. Gli oli vegetali alimentari seguono invece una filiera distinta dagli oli minerali lubrificanti.
Raccolta separata e priorità di trattamento
L’articolo 216-bis stabilisce che gli oli usati siano gestiti secondo la loro classificazione e la gerarchia dei rifiuti. Devono essere tenuti separati, per quanto tecnicamente possibile, in funzione dei diversi trattamenti e non possono essere miscelati con altri rifiuti o sostanze. L’ordine indicato dalla norma è:
- in via prioritaria, rigenerazione per produrre basi lubrificanti;
- in via sussidiaria, quando la rigenerazione non è tecnicamente fattibile ed economicamente praticabile, combustione negli impianti e alle condizioni previste;
- in via residuale, smaltimento quando le opzioni precedenti non sono tecnicamente praticabili a causa della composizione.
La raccolta corretta consente quindi di recuperare materia, ridurre l’impatto ambientale e favorire l’economia circolare, ma la possibilità concreta di rigenerare o recuperare un lotto dipende dalla sua qualità e dalla filiera autorizzata. Per aziende e cittadini, il CONOU mette a disposizione la ricerca di concessionari e centri di raccolta.
Acque di lavaggio contaminate da oli
L’olio può entrare in contatto con l’acqua e generare un flusso contenente oli liberi, idrocarburi, solidi o emulsioni. La gestione richiede prima di tutto di stabilire se il flusso sia uno scarico di acque reflue oppure un rifiuto liquido. Nel primo caso occorre rispettare autorizzazione, limiti e prescrizioni; nel secondo occorre conferirlo come rifiuto a soggetti autorizzati.
Per uno scarico acquoso, la linea può includere sedimentazione e deoliatori o separatori di idrocarburi, seguiti, quando necessario, da flottazione, trattamento chimico-fisico, biologico o affinamento. Oli emulsificati o disciolti non sono necessariamente rimossi da un semplice separatore a gravità. Il trattamento va dimensionato sulla caratterizzazione e non garantisce automaticamente né conformità dello scarico né riutilizzabilità.
Per approfondire origine, classificazione e trattamento del flusso acquoso, consulta l’hub acque di lavaggio.
