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Corpo idrico superficiale

Un corpo idrico superficiale è un elemento distinto e significativo di acque superficiali: lago, invaso o bacino artificiale, torrente, fiume, canale, una loro parte, un’acqua di transizione o un tratto di acque costiere.

“Distinto e significativo”

La definizione, derivata dalla Direttiva 2000/60/CE e recepita dal D.Lgs. 152/2006, serve a individuare unità coerenti per tipizzazione, monitoraggio, classificazione e misure di tutela. Non ogni tratto viene separato arbitrariamente: confini e significatività dipendono da caratteristiche fisiche, stato, pressioni e obiettivi.

Corpo idrico superficiale interno

Il contenuto storico Dorabaltea riportava anche la definizione toscana: ogni componente naturale o artificiale del sistema idrografico che contiene e convoglia acque meteoriche o di sorgente ed è rappresentato nella cartografia regionale. Questa nozione è ricondotta qui come specificazione territoriale; il vecchio URL “corpo-idrico-superficiale-interno” viene quindi collegato a questa pagina.

Il criterio dei 120 giorni

La vecchia voce aggiungeva “corso d’acqua che ha portata naturale inferiore ai 120 giorni l’anno”. Tale valore compare, per esempio, nella modulistica ambientale del Comune di Pisa per distinguere corpi caratterizzati o meno da acqua corrente per più di 120 giorni in un anno idrogeologico medio, ma non fa parte della definizione nazionale generale di corpo idrico superficiale. Va applicato soltanto quando richiesto dalla disciplina locale e dall’ente autorizzante.

Corpo recettore di uno scarico

Quando riceve un effluente, il corpo idrico va identificato per nome, tipologia, stato e obiettivi di qualità. Portata, stagionalità, sensibilità e classificazione possono determinare prescrizioni più rigorose del solo limite tabellare.

Vedi anche acque superficiali, acque di transizione e acque costiere.