L’acido peracetico, chiamato anche acido paracetico e abbreviato PAA, è un perossiacido ottenuto dall’equilibrio tra acido acetico e perossido di idrogeno. A temperatura ambiente è un liquido incolore dall’odore pungente ed è un forte ossidante.
La precedente scheda lo descriveva come antisettico e antibatterico attivo anche a concentrazioni inferiori all’1%. Il dato resta plausibile ma è troppo ampio per dimensionare un impianto: nelle acque reflue si lavora spesso a dosi in mg/L, determinate da microrganismi bersaglio, solidi, sostanza organica, tempo di contatto e configurazione del reattore.
Vantaggi e limiti
Il PAA può ridurre il ricorso al cloro e la formazione dei sottoprodotti alogenati tipici della clorazione. Non è però «privo di controindicazioni»: è corrosivo e reattivo in forma concentrata, richiede stoccaggio e dosaggio controllati e può aumentare la quota organica per la presenza o formazione di acido acetico.
In un caso EPA una soluzione commerciale al 12%, dosata a circa 0,7 ppm con 26 minuti di contatto, ha controllato coliformi fecali ed E. coli; sono dati di un caso studio, non una dose universale. Un lavoro italiano ha esaminato 1,2 e 1,5 mg/L con 20 minuti di contatto, mostrando risposte differenti tra microrganismi.
Il riuso delle acque non deriva dalla sola disinfezione: devono essere rispettati tutti i parametri e l’autorizzazione applicabile. Il D.M. 185/2003 citato nella vecchia pagina resta un riferimento nazionale per alcuni usi, mentre per l’irrigazione agricola si applica dal 26 giugno 2023 anche il Regolamento (UE) 2020/741.
Fonti: US EPA, Peracetic Acid Fact Sheet e Regolamento (UE) 2020/741.
