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Tensioattivi nelle acque reflue

I tensioattivi possiedono una porzione idrofila e una idrofoba: riducono la tensione superficiale e aiutano l’acqua a rimuovere sostanze grasse. Sono comuni in detergenti, lavanderie, cucine, autolavaggi e numerosi processi industriali.

Quattro famiglie

  • Anionici, tra cui saponi e solfonati.
  • Cationici, tra cui composti di ammonio quaternario come il benzalconio cloruro, utilizzato anche come disinfettante.
  • Anfoteri, il cui comportamento dipende dal pH.
  • Non ionici, tra cui gli alcoli etossilati, spesso poco schiumogeni.

La precedente scheda affermava che gli anfoteri hanno il compito di diminuire la schiuma: alcuni formulati possono contribuire al controllo della schiuma, ma la proprietà non definisce l’intera classe. Conserviamo quindi il concetto nel suo corretto contesto formulativo.

Limiti indicati dal D.Lgs. 152/2006

  • 2 mg/L per scarico in acque superficiali, Tabella 3.
  • 4 mg/L per scarico in fognatura, Tabella 3, salvo limiti del gestore.
  • 0,5 mg/L per scarico sul suolo, Tabella 4.

Biodegradabilità, carico, schiuma e possibile inibizione della biomassa dipendono da tipo e concentrazione; per questo “tensioattivi totali” è un parametro analitico, non una descrizione completa della miscela.

Nota sui limiti: i valori dipendono da natura dello scarico, recapito, dimensione dell’impianto, autorizzazione e disciplina regionale. Le tabelle non sono intercambiabili. Fonte: D.Lgs. 152/2006, Parte III, Allegato 5.

FAQ

1

Quali tipi di tensioattivi esistono?

Anionici, cationici, anfoteri e non ionici.
2

Qual è il limite dei tensioattivi in acque superficiali?

La Tabella 3 indica 2 mg/L per i tensioattivi totali.
3

Qual è il limite sul suolo?

La Tabella 4 indica 0,5 mg/L.
4

I tensioattivi sono sempre biodegradabili?

No. La biodegradabilità dipende dalla struttura chimica e dalle condizioni del trattamento.

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