Le acque meteoriche diventano acque di dilavamento quando scorrono su tetti, strade, parcheggi, piazzali e altre superfici. Durante il percorso possono raccogliere solidi, oli, idrocarburi, metalli, sostanza organica o contaminanti legati all'attività svolta. La gestione deve quindi considerare insieme quantità dell'acqua, qualità, rischio idraulico e recapito.
In Italia non esiste una definizione operativa unica di “prima pioggia” valida in ogni territorio. L'articolo 113 del D.Lgs. 152/2006 affida alle Regioni il controllo delle acque meteoriche di dilavamento e l'individuazione dei casi nei quali prima pioggia e acque di lavaggio delle aree esterne devono essere convogliate e trattate. Questa guida usa la Toscana come esempio concreto e segnala quando un criterio non può essere esteso automaticamente alle altre Regioni.
AMD, AMPP, AMC e AMDNC: significato corretto
Nella L.R. Toscana 20/2006 le sigle hanno un significato preciso:
- AMD – acque meteoriche dilavanti: acque derivanti esclusivamente dalle precipitazioni atmosferiche che dilavano superfici scolanti;
- AMPP – acque meteoriche di prima pioggia: la prima frazione dell'evento meteorico calcolata secondo il criterio regionale;
- AMC – acque meteoriche dilavanti contaminate: acque diverse dalle AMDNC, comprese le AMPP provenienti dalle attività individuate perché comportano un rischio oggettivo di trascinamento di sostanze pericolose o capaci di produrre effettivi pregiudizi ambientali;
- AMDNC – acque meteoriche dilavanti non contaminate: acque provenienti da superfici nelle quali non si svolgono attività che comportano quel rischio, oltre ai casi assimilati dalla disciplina regionale.
AMC non significa quindi “acque meteoriche classificate” e non corrisponde a ipotetiche classi A o B. La classificazione deriva da attività, superfici, rischio di trascinamento e condizioni previste dalla normativa regionale.
La prima pioggia in Toscana: 5 mm, 15 minuti e 48 ore
In Toscana le AMPP corrispondono, per ogni evento, a una precipitazione di 5 mm uniformemente distribuita sull'intera superficie scolante servita dalla rete di drenaggio. Ai fini della portata la legge assume che i 5 mm cadano in 15 minuti; considera distinti gli eventi separati da almeno 48 ore.
Per una superficie omogenea, il volume convenzionale è:
V = 0,005 × A × C
- V: volume in metri cubi;
- A: superficie scolante in metri quadrati;
- C: coefficiente di deflusso, pari a 1 per superfici coperte, lastricate o impermeabilizzate e 0,3 per quelle permeabili; le superfici coltivate sono escluse dal computo previsto dalla definizione regionale.
Quando le superfici sono diverse si sommano i relativi contributi. Questo calcolo individua la frazione convenzionale di prima pioggia, ma non sostituisce il dimensionamento idraulico di rete, scolmatori, pompe, laminazione e troppo pieno, che richiede curve di pioggia e criteri di progetto adeguati al sito.
Quando l'acqua meteorica può essere contaminata
Il rischio non dipende dal nome generico della superficie, ma dalle attività e dalle sostanze effettivamente presenti. Tra le sorgenti possibili rientrano:
- movimentazione, deposito o lavorazione di materiali all'aperto;
- perdite di oli, carburanti o sostanze chimiche;
- polveri, residui e materiali fini depositati sulle superfici;
- traffico e usura di pneumatici e freni;
- rifiuti, aree di carico e scarico o piazzali interessati dal processo produttivo.
Anche le coperture devono essere valutate rispetto a materiali, emissioni e ricadute. Al contrario, una superficie situata in area industriale non genera automaticamente AMC se non presenta il rischio individuato dalla normativa. Per le attività disciplinate, il D.P.G.R. Toscana 46/R/2008 prevede un piano di gestione e consente all'autorità di definire quantità da trattare, prescrizioni e ulteriori processi.
Separazione e gestione alla fonte
La prima misura è evitare che acqua pulita entri in contatto con aree potenzialmente contaminanti. Coperture, cordoli, reti separate, pulizia a secco, manutenzione e contenimento delle perdite possono ridurre sia il volume da trattare sia il carico.
Una rete di prima pioggia può comprendere pozzetti, deviazione iniziale, accumulo, controllo del riempimento, esclusione delle piogge successive, rilancio e campionamento. Il funzionamento deve essere coerente con la definizione dell'evento adottata localmente e con l'autorizzazione.
Trattamenti possibili
La filiera si sceglie in funzione degli inquinanti attesi e delle prestazioni richieste:
- sedimentazione per sabbie, solidi e particelle separabili;
- separatori di idrocarburi per liquidi leggeri liberi o disperdibili, quando compatibili con il campo d'impiego dell'apparecchiatura;
- coagulazione, flocculazione o flottazione per particelle fini ed emulsioni, se dimostrati necessari dalle caratteristiche dell'acqua;
- filtrazione, adsorbimento o altri processi specifici quando occorre intervenire su contaminanti residui individuati dalle analisi.
Un disoleatore non elimina automaticamente metalli disciolti, tensioattivi o ogni tipo di idrocarburo. Analogamente, carbone attivo e trattamenti biologici non sono soluzioni universali: devono essere dimensionati e verificati sulla matrice reale.
Drenaggio urbano sostenibile e controllo delle portate
Pavimentazioni permeabili, rain garden, fasce filtranti, trincee, bacini di detenzione e laminazione possono rallentare il deflusso e, in condizioni adatte, contribuire al miglioramento della qualità. Prima dell'infiltrazione occorre però valutare contaminazione, permeabilità, falda, stabilità e vincoli locali.
Il D.Lgs. 152/2006 vieta comunque l'immissione diretta di acque meteoriche nelle acque sotterranee. Infiltrazione nel suolo e immissione diretta in falda non sono equivalenti, ma richiedono una valutazione tecnica e normativa accurata.
Reti fognarie e recapito
Nelle fognature separate la rete meteorica è distinta dalla rete nera; nelle fognature miste gli eventi possono aumentare fortemente la portata verso il depuratore. Gli scaricatori di piena e i terminali di scarico svolgono funzioni differenti e sono soggetti a specifiche verifiche.
Non è corretto affermare che le AMDNC possano sempre essere scaricate direttamente in corpo idrico, fognatura o suolo. Ammissibilità, eventuale autorizzazione, qualità e prescrizioni dipendono dalla Regione, dal gestore, dal recapito e dal progetto.
Riutilizzo delle acque piovane
Le acque raccolte da superfici idonee possono essere accumulate per irrigazione, lavaggi, alimentazione di cassette WC o usi tecnici compatibili. Devono essere previste rete non potabile separata, identificazione, protezione contro riflussi, troppo pieno e trattamento adeguato all'uso. La guida sul riutilizzo delle acque piovane distingue questa pratica dal riuso delle acque reflue affinate.
Riferimenti normativi
- D.Lgs. 152/2006, articolo 113: disciplina nazionale e rinvio alle Regioni;
- L.R. Toscana 20/2006: definizioni di AMD, AMPP, AMC e AMDNC;
- D.P.G.R. Toscana 46/R/2008: gestione, attività, piani e trattamento;
- Direttiva 2000/60/CE: quadro europeo per la tutela dei corpi idrici.
Per progettare un sistema occorre verificare la versione vigente delle norme della Regione interessata e le prescrizioni dell'autorità competente. Per un caso specifico è possibile contattare Dorabaltea.
