L’utilizzazione agronomica è la gestione di effluenti di allevamento, acque di vegetazione dei frantoi oleari, determinate acque reflue di aziende agricole e piccole aziende agroalimentari, dalla produzione fino all’applicazione al terreno o all’uso irriguo o fertirriguo, per valorizzare le sostanze nutritive e ammendanti contenute.
Che cosa comprende
La definizione conserva integralmente le matrici indicate nelle due vecchie voci Dorabaltea: effluenti di allevamento, acque di vegetazione residue dalla lavorazione delle olive e acque reflue provenienti da aziende agricole e piccole aziende agroalimentari. Il D.M. 25 febbraio 2016 disciplina inoltre produzione e utilizzazione agronomica del digestato.
Non è semplice smaltimento
L’applicazione deve produrre un effetto utile concimante, ammendante, irriguo, fertirriguo o correttivo, coerente con fabbisogni quantitativi e temporali delle colture. Sono rilevanti stoccaggio, trasporto, dosi di azoto, periodi e divieti, distanze, vulnerabilità da nitrati, comunicazione e, quando previsto, Piano di Utilizzazione Agronomica.
Differenza dal riuso di acque reflue urbane affinate
L’utilizzazione agronomica dell’articolo 112 del D.Lgs. 152/2006 non va confusa con il riutilizzo di acque reflue urbane trattate per irrigazione agricola. Quest’ultimo è disciplinato dal Regolamento (UE) 2020/741, che prevede classi di qualità, monitoraggio, permesso e piano di gestione del rischio.
Competenza regionale
Il D.Lgs. 152/2006 affida alle Regioni la disciplina operativa sulla base dei criteri nazionali. Per questo adempimenti, soglie e modalità devono essere verificati nella Regione interessata e non possono essere dedotti da una definizione generale.
